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Imposte 2026 non pagate: come rimediare con il ravvedimento operoso

23 Settembre 2026 in Notizie Fiscali

Saldo 2025 e primo acconto 2026 sono ormai scaduti per la generalità dei contribuenti e anche per i soggetti ISA interessati dalla proroga estiva. 

Chi ha omesso il pagamento, ha versato in ritardo o in misura insufficiente può ricorrere al ravvedimento operoso, con sanzioni ridotte in base al tempo trascorso.

Le principali scadenze delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi 2026 sono ormai alle spalle. Per la generalità dei contribuenti il versamento del saldo e del primo acconto doveva essere effettuato entro il 30 giugno 2026, oppure entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%.

Per i contribuenti interessati dagli ISA, compresi i soggetti in regime forfettario o di vantaggio rientranti nella proroga, i termini sono stati invece spostati al 20 luglio 2026 senza maggiorazione oppure al 20 agosto 2026 con maggiorazione dello 0,80%.

Chi non ha rispettato queste scadenze può ancora regolarizzare la propria posizione attraverso il ravvedimento operoso, che consente di sanare omissioni, ritardi e versamenti insufficienti pagando una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria.

Quali imposte scadute possono essere ravvedute

Il ravvedimento può riguardare in primo luogo le imposte dovute a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026 risultanti dal modello Redditi.

Inoltre, una serie di versamenti che seguono gli stessi termini delle imposte sui redditi possono essere interessati dalla regolarizzazione. 

Tra questi rientrano:

  • le addizionali regionale e comunale IRPEF;
  • le imposte sostitutive, comprese quelle dovute dai contribuenti forfettari e dai soggetti nel regime di vantaggio;
  • la cedolare secca sulle locazioni;
  • IVIE e IVAFE;
  • l’imposta sul valore delle cripto-attività;
  • l’acconto del 20% sui redditi soggetti a tassazione separata senza ritenuta alla fonte;
  • l’IVA dovuta per l’adeguamento agli ISA;
  • i contributi INPS di artigiani, commercianti e professionisti sulla quota di reddito eccedente il minimale;
  • il diritto annuale alle Camere di commercio.

Si tratta quindi, in concreto, proprio dei versamenti collegati alla dichiarazione che molti contribuenti hanno affrontato tra giugno e agosto 2026.

Ravvedimento anche per le rate saltate

La possibilità di regolarizzazione riguarda anche chi aveva scelto di rateizzare saldo e primo acconto e ha omesso una delle rate successive.

Per ciascuna rata non pagata nei termini è possibile ricorrere autonomamente al ravvedimento, applicando la sanzione ridotta e gli interessi di mora all’intero importo dovuto, quindi sia al tributo sia agli interessi di differimento.

Particolare attenzione va invece prestata alla prima rata. 

La circolare ricorda che, se il contribuente non ha effettuato il versamento entro il termine differito di 30 giorni, si presume che non abbia scelto tale differimento. In questo caso il ravvedimento decorre dalla scadenza ordinaria: nell’esempio riportato, se non viene pagata la prima rata entro il 30 luglio 2026, il calcolo parte dal 30 giugno 2026.

Quanto costa sanare il mancato versamento

Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, il D.Lgs. 87/2024 ha ridotto dal 30% al 25% la sanzione ordinaria per omesso o insufficiente versamento. Nei primi 90 giorni la sanzione di riferimento è pari al 12,5%.

Con il ravvedimento la sanzione diminuisce in base al ritardo:

  • entro 14 giorni va dallo 0,08% all’1,17%;
  • dal 15° al 30° giorno è pari all’1,25%;
  • dal 31° al 90° giorno è pari all’1,39%;
  • dal 91° giorno fino al termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno della violazione sale al 3,12%;
  • oltre tale termine è pari al 3,57%.

Alle sanzioni devono essere aggiunti gli interessi al tasso legale. Per chi ha saltato uno dei versamenti dell’estate 2026, quindi, il ravvedimento consente ancora di rimediare: il costo della regolarizzazione dipende soprattutto dalla data originaria della scadenza e dal numero di giorni trascorsi prima del pagamento.

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